Il 25 Febbraio saremo ospiti di RDWC per parlare di aerofotogrammetria

Il 25 Febbraio saremo ospiti di RDWC per parlare di aerofotogrammetria

Giovedì prossimo 25 Febbraio alle ore 16:00 saremo ospiti nella 6ª puntata di Roma Drone Webinar Channel (RDWC) per parlare di aerofotogrammetria applicata ai Beni Culturali. Sarà occasione per confrontarsi con manager ed esperti di settore, tra i quali Microgeo, Dronisport, Topoprogram con la partecipazione di AOPA Italia e il Consiglio Nazionale Geometri.

L’evento è a partecipazione gratuita e si svolgerà sulla pagina Facebook @romadrone per la durata di ca. 1h30m con la conduzione del Dr. Luciano Castro.

“Il mercato dei rilievi tramite droni è in costante crescita, come sta anche ampliandosi la community di geometri, architetti, ingegneri, topografi e archeologi che utilizzano sempre più spesso piattaforme unmanned per le proprie attività professionali”, spiega Luciano Castro, direttore e conduttore di RDWC. “In questa puntata intendiamo fare il punto con manager ed esperti sulle ultime tecnologie disponibili, sia sul fronte dei droni che dei sensori e dei software, e sulle più diffuse applicazioni dell’aerofotogrammetria con drone in Italia”. 

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Scopriamo il Regolamento Europeo droni

Scopriamo il Regolamento Europeo droni

Il 31 Dicembre 2020 è il giorno nel quale ha avuto piena attuazione anche in Italia il Regolamento di Esecuzione (UE) 2019/947 della Commissione, meglio noto come Regolamento Europeo droni (o anche, sebbene tecnicamente sbagliato, Regolamento EASA). Tale regolamentazione, che ha come intento quello di unificare a livello dei 31 Paesi EASA (dunque anche Svizzera e Inghilterra che non fanno parte della Comunità Europea) norme e procedure per l’uso dello spazio aereo (la cui regolamentazione ricordiamo rimane in capo alle entità nazionali, per l’Italia l’ENAC) e le regole per l’immissione dei droni sul mercato europeo, che dal 2023 potranno essere commercializzati solo se dotati di marchio di classe (da C0 a C4 per la categoria Open, C5 e C6 per la categoria Specific in scenari standard), si pone come una grande rivoluzione per l’uso dei droni. Nei prossimi 2 anni è previsto un periodo transitorio che consente di utilizzare tutti i droni attualmente in commercio secondo le nuove regole, tuttavia con alcune limitazioni.

È bene pertanto conoscere a fondo questo Regolamento affinché tutti i possessori di droni, soprattutto chi vola per diletto, conosca diritti, obblighi e doveri connessi all’uso di questi mezzi, che deve sempre essere consapevole, sicuro e rispettoso delle norme.

Abbiamo pertanto preparato un video con lo scopo di spiegare nel modo più facile possibile la categoria Open, ovvero le missioni che sono considerate a basso rischio e che consentono di pilotare droni leggeri (fino a 500 grammi di Massa Operativa al Decollo) anche in scenari urbani, senza paraeliche, senza dover alleggerire il drone (DJI Spark o Parrot Anafi potranno finalmente essere utilizzati così come sono), con la semplice acquisizione di un attestato online (quest’ultimo non richiesto se il drone ha un MOD inferiore a 250 grammi), potendo volare anche vicino persone non coinvolte nelle operazioni senza necessità di istituire un’area delle operazioni.

Principale portato delle nuove regole è la scomparsa della differenza tra drone professionale e drone ricreativo a livello regolamentare. Ma scopriamo insieme tutte le novità nel seguente video:

Video più specifici sulle singole classi e le regole per droni specifici saranno via via aggiunti di seguito.

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DJI è stata inserita nella Entity List USA

DJI è stata inserita nella Entity List USA

Il 18 dicembre 2020 il Segretario al Commercio Wilbur Ross ha comunicato l’aggiornamento della Entity List americana, ovvero la lista redatta dall’Industry and Security Bureau che comprende l’elenco delle entità (aziendali o persone private) che gli Stati Uniti ritengono contrarie alla sicurezza nazionale e alla politica estera a stelle e strisce.

Tra le new entry troviamo DJI, accusata di produrre mezzi che il Partito Comunista al governo in Cina utilizza per la soppressione dei diritti umani degli Uiguri. A posteriori, che la DJI non fosse riuscita a far cambiare idea al vento americano lo si poteva intuire già con la mancata installazione di una termocamera FLIR sul nuovo Mavic 2 Enterprise Advanced presentato il 15 dicembre, di cui abbiamo dato notizia nel precedente articolo. Per ora DJI non ha rilasciato dichiarazioni in merito.

Maggiori informazioni sul video che abbiamo pubblicato:

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DJI Mavic 2 Enterprise Advanced con termica 640×480 e modulo RTK

DJI Mavic 2 Enterprise Advanced con termica 640×480 e modulo RTK

Il 15 dicembre DJI ha presentato l’ultimo drone della linea professionale Enterprise, ovvero la revisione del suo Mavic 2. Rispetto al precedente modello potenziato l’apparato della camera termica e aggiunto un modulo RTK. Andiamo a vedere tutte le specifiche e il confronto con il vecchio Mavic 2 Enterprise.

L’Advanced, codename M2EA, presenta un nuovo sistema di sensori: un RGB CMOS da 1/2″ equipaggiato con 48MP con zoom digitale fino a 32x; un IR da 640×512 px con zoom termico da 16x e frame rate da 30 Hz, a quanto pare disponibile come tale anche in Europa (segno che non trattasi di un prodotto Flir che quando esportato fuori gli USA viene ridotto a 9 Hz). Purtroppo non è stato ancora possibile sapere la sensibilità termica di questo sensore, avendo a disposizione il solo dato dell’accuratezza che è di ±2°C. In base alla massa operativa al decollo, il M2EA volerà in classe C2 con il Regolamento Europeo sui droni e in sottocategoria Open A3 a partire dal 2023, ovvero secondo le regole della categoria Specific per coloro che sono dotati di patentino avanzato.

L’aspetto più interessante è l’aggiunta del modulo DJI RTK oltre i classici Faro, Altoparlante e Lampeggiante. Il modulo RTK come sappiamo utilizza il protocollo NTRIP per collegarsi a una rete di basi a terra che consente la triangolazione con il segnale delle costellazioni satellitari, in modo da correggere la fase di questo segnale e raggiungere un’accuratezza fino a 1 cm (mediamente 2 cm) della posizione del ricevitore RTK in modalità FIX.

SpecificheDJI Mavic 2 EnterpriseDJI Mavic 2 Enterprise Advanced
Massa al decollo899 gr. – max 1100 gr.909 gr. – max 1100 gr.
Tempo di voloda 22 a 31 min a seconda del moduloda 24 a 31 min a seconda del modulo
GNSSGPS+GLONASSGPS+GLONASS + RTK
Sensore termicoFlir Lepton da 160×120 @9Hz640×512 @30Hz con pitch di 12 μm
Sensore RGB1/2.3″ CMOS da 12 MP1/2” CMOS da 48 MP
SensoristicaRilevamento ostacoli omnidirezionaleRilevamento ostacoli omnidirezionale
Resistenza al ventoScala 5
TrasmissioneOcuSync 2.0 fino a 6 Km (CE)OcuSync 2.0 fino a 6 Km (CE)
Prezzo€2.899,00€10.000? con modulo RTK

Poiché appartenente alla classe Enterprise, anche il Mavic 2 Advanced supporta la protezione dei dati con crittografia di quanto registrato nella memoria interna. Il tempo di volo di 31 minuti si raggiunge in assenza di vento e in assenza di modulo installati sul drone. L’OcuSync 2.0 consente una distanza di collegamento tra drone e radiocomando fino a 6 Km in modalità CE. È possibile disabilitare le luci LED per una modalità di volo discreto e le batterie sono autoriscaldanti quando si opera in condizioni ambientali fino a -10 °C.

La risposta a Skydio, Autel e Parrot

Negli ultimi anni, lo sviluppo di droni con sensori termici integrati per operazioni di SAR (Search And Rescue), protezione ambientale, lotta agli incendi, ispezione delle linee elettriche e operazioni di polizia è cresciuto enormemente, soprattutto negli USA. Bisogna infatti registrare la presentazione nei precedenti mesi su suolo americano dello Skydio X2, dell’Autel EVO 2 Dual RTK e del Parrot Anafi USA (ovvero una versione che la casa francese ha sviluppato per l’apparato militare statunitense), limitandoci alle versioni di questi droni che montano il sensore termico. Vediamo brevemente le caratteristiche di questi tre droni:

SpecificheSkydio X2™Autel EVO 2 Dual RTKParrot Anafi USA
Massa al decollo1325 gr.>1100 gr.500 gr.
Tempo di volo35 min.38 min32 min
GNSSGPS+GLONASSGPS+GLONASS + RTKGPS+GLONASS+GALILEO
Sensore termicoFlir Boson da 320×256 @ 9Hz (EU)Flir Boson da 640×512 @ 9Hz (EU)Flir Boson da 320×256 @ 9Hz (EU)
Sensore RGBCMOS da 12 MP1/2″ CMOS da 48 MP1/2.4″ CMOS da 21 MP
SensoristicaRilevamento ostacoli omnidirezionaleRilevamento ostacoli omnidirezionale
Resistenza al ventoScala 8
Trasmissione4G+WiFi fino a 6 KmWiFi fino a 5 Km (CE)WiFi fino a 4 Km
Costo previsto?$11.000?€7.000

Il Flir Boson che monta l’Autel è la versione Professional con sensibilità termica da <50 mK, mentre il Parrot monta la versione Consumer con sensibilità termica da <60 mK. Skydio si distingue per il rivoluzionario sistema di guida autonomo dotato di sensori di rilevamento ambientale in grado di prevederne l’evoluzione nell’immediato tramite algoritmi di intelligenza artificiale che girano su una GPU Pascal della nVidia modello Tegra X2 SoC da 256-core.

Con il vantaggio di essere arrivata dopo, DJI ha presentato il Mavic 2 Enterprise Advanced, con disponibilità prevista a partire dal primo trimestre del 2021 con caratteristiche superiori rispetto alla concorrenza, ad un prezzo non disponibile pubblicamente ma che probabilmente non si discosterà molto da quello dell’Autel, ovvero presumibilmente superiore ai €10.000. Ricordiamo che chi fosse interessato a questo tipo di soluzione deve rivolgersi ai rivenditori autorizzati Enterprise, tra i quali rientra il DJI Store italiano, che puoi contattare per informazioni e acquisto.

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Guida al Geozone DJI self unlock

Guida al Geozone DJI self unlock

Con l’introduzione delle geomap a partire dal Phantom 3 Pro tutti i droni prodotti dalla casa cinese DJI vengono armati e quindi possono decollare solo se non si trovano all’interno di determinate aree. Attualmente le geomap DJI sono arrivate alla versione 2.0 che abbiamo descritto in un’apposita guida. Tali mappe sono abbastanza allineate anche con la cartografia aeronautica di ogni Stato, ma attenzione, non ne viene mutuata la legislazione vigente in termini di restrizioni dello spazio aereo. In nessun caso le geomap DJI dovranno essere utilizzate come riferimento legale per volare.

Sostanzialmente esistono due tipi di zone che interdicono il volo, ripetiamo non in base alle legislazioni nazionali ma in base a precise scelte della casa costruttrice: le zone blu e le zone rosse. Le altre zone, gialle e arancioni, segnalano un warning che avvisa l’utente di volare con prudenza, ma non interdicono il volo.

Per poter volare nelle zone rosse DJI è necessario chiedere che sia la stessa casa costruttrice (scrivendo a [email protected]) a sbloccare manualmente il seriale del flight controller del drone: le zone rosse sono massimamente concentrate attorno agli aeroporti, alle carceri e altri siti altamente sensibili, quindi al richiedente è richiesto il permesso dell’autorità competente affinché DJI proceda allo sblocco, che generalmente avviene in 24H (si consiglia comunque di richiederlo con qualche giorno d’anticipo).

Per poter volare nelle zone blu DJI è necessario seguire un’altra procedura denominata self unlock o meglio self-authorize, che l’utente dovrà completare direttamente sul sito DJI in maniera autonoma. L’autorizzazione sarà di fatto immediata. In questo contributo tratteremo questo caso nello specifico e vedremo brevemente come procedere.

Come controllare se vi trovate nella zona blu o se andrete a volare in una zona blu? Nella pagina dedicata del sito internet o meglio, con il drone acceso e collegato, attraverso l’app DJI GO o DJI GO4 nella sezione “Flight Restriction Information”, oppure nella DJI Fly nella home in alto a sinistra “Zone di allarme attivate”. Solo l’applicazione su smartphone/tablet garantisce all’utente che la versione delle geo zone visualizzata sia la più aggiornata, a differenza del sito internet. Questo perché DJI privilegia il software collegato al drone che ne impedisce il volo in caso di esigenza. In qualsiasi momento infatti i tecnici della casa cinese possono aggiungere divieti di volo a seguito di particolari eventi in corso.

Una volta capito che avete bisogno di un self-authorize per volare, bisogna procedere allo sblocco del drone. Questa attività si può anche fare sul campo, richiede giusto qualche minuto del vostro tempo, a patto naturalmente di avere sufficiente connessione internet. Per prima cosa è necessario possedere un account DJI: se siete possessori di un loro drone lo avrete sicuramente creato per attivare il velivolo la prima volta che siete andati a volare. Se siete semplici utilizzatori dovrete crearne uno seguendo la procedura proposta dalla pagina di registrazione.

DJI self unlock tutorial

Una volta registrato e convalidato l’account tramite carta di credito, carta di debito o numero di cellulare, si può tornare sulla pagina del self unlock per procedere allo sblocco del drone. La check list è molto semplice:

  1. Selezionate il Continente (nel nostro caso Europa) e il Paese di cui volete vedere le restrizioni (nel nostro caso Italia): il sito internet riconosce che siete in Italia quindi selezionerà automaticamente per voi queste impostazioni, tanto più se avete la geolocalizzazione del browser attiva. Naturalmente se dovete programmare un viaggio modificate con le voci del menu a discesa corrispondenti alla vostra destinazione.
  2. Inserite il tipo di drone con il quale volete volare: è presente praticamente tutta la lista dei droni DJI compreso le centraline A3 e N3 che possono essere usate su droni autocostruiti (tipo i vecchi frame F450 o F550 o altri modelli non DJI).
  3. Selezionate sulla mappa i pin blu corrispondenti alle aree che risultano bloccate e nelle quali non è possibile armare il drone. Si faccia attenzione che: i pin rossi corrispondono a zone dove il self unlock non è consentito; i pin arancioni e gialli corrispondono a zone dove sono presenti dei warning zone che vi avvisano di volare con cautela, ma nelle quali è comunque possibile armare e volare con il drone.
  4. Una volta selezionato il pin blu di vostro interesse, si aggiornerà automaticamente la zone to unlock sotto la mappa. A questo punto bisognerà inserire il seriale del flight controller presente sul drone: recuperare questo dato è molto semplice, si fa direttamente dall’app sullo smartphone/tablet seguendo il percorso DJI GO > General Settings > About
  5. A questo punto non rimane che selezionare la data dalla quale volete che sia attivo lo sblocco. Si tenga a mente che lo sblocco inizierà alle ore 0:00 (mezzanotte) locali e sarà valido fino alle 23:59 locali del terzo giorno successivo. Di fatto dunque lo sblocco è predefinitamente attivo per 72 ore, scadute le quali si dovrà procedere a nuova richiesta.
  6. A quel punto premendo sul tasto submit si invia la richiesta al server DJI che la processerà nel giro di qualche minuto.

Bisogna ricordare che è necessario richiedere lo sblocco del drone per ogni zona blu o rossa con la quale si dovrà interagire: è possibile infatti che queste zone siano confinanti tra loro, blu/blu, blu/rossa, rossa/rossa, e sarà necessario inviare la corretta richiesta di self-authorize o unlock per ogni zona, per evitare che il drone decolli per l’area di cui avete il permesso, ma poi il drone si fermi al confine o atterri immediatamente se interagite con un’area di cui non avete il permesso.

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