DJI Mavic Mini: perché acquistarlo e dove comprarlo

DJI Mavic Mini

Dopo tanta attesa, alla fine è arrivato il nuovo drone di casa DJI: il Mavic Mini. Giunte quasi certamente al capolinea le linee Phantom e Spark, la casa cinese ha deciso di puntare tutti sulla famiglia Mavic come brand di punta per i propri velivoli volanti. Sulle potenzialità di questo piccolo drone si è già detto molto in rete dalle testate giornalistiche che hanno potuto provarlo in anteprima rispetto alla presentazione ufficiale del 30 ottobre. La sua esistenza è nota fin da agosto, quando vennero individuati dei documenti che lo riguardavano presso il Ministero dei Trasporti Giapponese. Anche a settembre sono stati visti delle richieste di brevetto in USA. Ma visto le necessità di produzione, il fatto che comincerà ad essere consegnato al pubblico a metà novembre, DJI ha voluto anticipare i tempi per cogliere il periodo natalizio sempre più imminente.

La qualità di volo è la qualità oramai pluripremiata della famiglia Mavic: il Mini sostituisce lo Spark nel segmento di mercato, ma va visto più come un Mavic Air in formato ridotto, con qualche libertà in più ma anche diverse problematiche in più. Pesa ufficialmente 249 grammi, dunque è perfetto per il mercato statunitense e per quello europeo a partire da luglio 2020. Ma in Italia per i prossimi 8 mesi?

Usare il Mavic Mini per lavoro come SAPR in Italia

Il problema fondamentale che affligge il Mavic Mini qualora lo si volesse usare per lavoro, è la questione paraeliche: vigente ancora il Regolamento ENAC, il drone rientra nella categoria APR con MOD <300 grammi, quindi con la possibilità di operare in tutti gli scenari come fossero non critici. Tuttavia i paraeliche forniti in dotazione con la versione Fly More Combo sono dei plasticotti pesanti (23,1 grammi) che limitano l'operatività del drone. Scrive infatti la stessa DJI:

DJI Mavic Mini: prescrizioni DJI per la sicurezza del volo con i paraeliche ufficiali in dotazione alla versione Fly More Combo

In pratica cosa succede: installando i paraeliche ufficiali bisogna attivare sul drone la modalità Carico attraverso lo stazionamento in hovering subito dopo essere decollati. Questa modalità limita la quota a 120 metri (ma questo non è un problema perché è comunque la quota massima prevista dalla Circolare ATM-09 dell'ENAC e ricordiamo che in CTR il limite è abbassato a 60 metri) e la distanza a soli 100 metri. Probabilmente agisce anche sui PID dei motori e delle eliche, modificando il modo di volo del Mavic Mini. Inoltre il peso supplementare limita l'autonomia di volo dai 26-27 minuti a ca. 18 minuti, un tempo comunque sufficiente se pensiamo che è abbondantemente superiore a quello dello Spark (ca. 10-12 minuti). Il Regolamento ENAC non impone l'uso di paraeliche di una qualche forma o ufficialità, infatti sia per i DJI Spark che per i Parrot Anafi è possibile utilizzare paraeliche in carbonio o in ABS/PLA autoprodotti. Ci si chiede tuttavia: se la modalità Carico è una modalità di sicurezza del drone, cosa succede con l'utilizzo di paraeliche più leggeri (ma che comunque incidono sul MOD del drone) che non attivano la modalità Carico? Siamo sicuri che il Mavic Mini in questo modo non vada incontro a scompensi nel volo? Lo sapremo solo testandolo in futuro quando arriveranno i primi droni sui quali sarà possibile progettare i paraeliche custom.

La limitazione della distanza a 100 metri dal punto di decollo è un fattore limitante in moltissime situazioni di volo:  una missione programmata per un rilievo aerofotogrammetrico molto difficilmente può essere contenuta in un cerchio di 100 metri di diametro, a meno che non si stia rilevando un semplice edificio o delle facciate.

Attenzione inoltre alla completa assenza di luci di navigazione e sistemi di anticollisione: in questo va detto non è diverso dal Parrot Anafi quindi non ci sentiamo di considerarlo un fattore limitante a meno che non si sia un pilota alle prime armi. Naturalmente rimane la funzione RTH in caso di perdita di segnale con il radiocomando come fattore di sicurezza.

La potenza del segnale radio

Uno dei problemi che affliggevano lo Spark era la potenza del segnale radio: in modalità CE, l'unica legale in Europa, a 2,4 GHz lo Spark aveva una portata dichiarata di 300 metri in campo aperto. Noi l'abbiamo testato in volo automatico fino a 250 metri, ai limiti della visibilità VLOS, la condizione operativa imposta dal Regolamento ENAC.

Sul Mavic Mini pur mante