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ENAC scrive ai Comuni: “solo ENAC può vietare il volo ai droni”

ENAC scrive ai Comuni: "solo ENAC può vietare il volo ai droni"

AOPA Italia, acronimo di Aircraft Owners and Pilots Association, è un'associazione di privati cittadini per la difesa del diritto a volare. Negli anni i successi di AOPA sono stati notevoli e in questi giorni l'associazione si può appuntare un'altra stella: grazie al dialogo continuo con ENAC, l'Ente Nazionale Aviazione Civile, è stato prodotto un documento ufficiale che impone ai Sindaci dei Comuni italiani di smetterla di vietare il volo ai droni, o meglio agli APR, con iniziative proprie e locali non omologate dall'Ente.

Bisogna ricordare che il 28 aprile 2015 ENAC aveva già scritto ai Comuni in merito alla nascente, all'epoca, nuova professione dei droni, da poco normata con apposito Regolamento: due pagine sull'impiego degli Aeromobili a Pilotaggio Remoto, sulle modalità e fruibilità di tali attività di volo. Evidentemente qualche Sindaco si è arrogato il diritto di controllare lo spazio aereo soprastante il proprio territorio: tuttavia mentre il terreno è di competenza locale, l'aria è di competenza nazionale. Un Sindaco in base alla all'art. 50 del D. Lgs. n. 267/2000, in quanto autorità sanitaria locale, può adottare ordinanze in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica a livello esclusivamente locale o ancora interventi volti a superare situazioni di grave incuria o degrado del territorio, del patrimonio, dell'ambiente locale.

Purtroppo qualcuno è andato oltre. Ad esempio il 18 aprile 2018 il Comune di Villa Lagarina integrava il Regolamento Comunale di Polizia Locale con un espresso divieto di volo a oggetti volanti radiocomandati, per il rispetto della privacy e della quiete pubblica.

ENAC è finalmente intervenuta con una lettera all'ANCI affinché ricordi a tutti i Sindaci che, in attuazione dell'art. 687 del Codice della Navigazione Aerea, ENAC è l'unica Autorità nazionale nel settore dell'aviazione civile per la regolazione tecnica, la certificazione e la vigilanza. Pertanto solo ENAC può regolamentare e gestire l'uso dello spazio aereo nazionale, che in assenza di ulteriori leggi rimane libero.

ENAC-AOPA volo droni nei comuni

Finalmente dunque un pezzo di carta con il quale il pilota professionista (ben diverso il discorso per gli aeromodellisti) può eccepire a eventuali divieti disposti dai Comuni che non fossero certificati da ENAC. Una bella picconata al far west locale che si è generato in questi anni in merito al discorso droni.

L'Autorità infatti può accogliere un'istanza comunale di riserva dello spazio aereo soltanto tramite la procedura dedicata, attraverso la circolare ATM 03-B del 15 dicembre 2016 - Istituzione, modifica o cancellazione di zone soggette a restrizioni delle attività di volo. È quello che fanno le Prefetture quando devono chiedere a ENAC di istituire una No Fly Zone (NFZ), o area Proibita (acronimo P) come quella ad esempio che vige sul centro di Roma per motivi di sicurezza pubblica.

E su Parchi e Aree archeologiche?

Ben diverso il discorso per quanto riguarda Parchi naturali (non parchi pubblici che sono altra cosa) e Aree Archeologiche.

Il sorvolo dei Parchi sotto una quota di 500 metri AGL, è normato dalla legge 394/1991, ovvero dalla Legge quadro sulle aree protette. Tale legge precede di ben 6 anni la nascita di ENAC, Ente Istituito nel 1997. In quanto legge dello Stato, essa si applica finché un'altra legge dello Stato non la abolisce, come abbiamo scritto su un nostro precedente post. L'applicabilità di tale legge ci è stata confermata dalla Direzione Regolazione Aeroporti e Spazio Aereo che ha ricordato come quanto presente in cartografia AIP è processato direttamente da ENAC ma valgono anche leggi regionali (alcune risalgono agli anni '80 del secolo scorso) e statali (precedenti la nascita dell'Ente) che l'Ente non ha la possibilità di abolire o disattendere, in assenza di specifica abrogazione del Parlamento. Ben diverso è il discorso per il quale il potere di controllare quella fetta di spazio aereo dato agli Enti Parco ha portato molti di essi ad arrogarsi il diritto di negare la possibilità di lavorare, senza una specifica esigenza di protezione della fauna locale, come quei parchi che scrivono che il divieto di volo ai SAPR è vietato tout court.

Mentre il discorso sulle aree archeologiche è diverso: non esiste un divieto di sorvolo sulle aree archeologiche, ma un divieto di ripresa professionale. Siccome sulle aree archeologiche nel 99% dei casi possono volare soltanto APR, che per definizione sono mezzi di ripresa professionali, tali APR possono sì volare ma senza effettuare ripresa alcuna, in assenza di autorizzazione della locale Soprintendenza. Anche questo l'abbiamo spiegato in un nostro precedente intervento.

Divieto di volo per i SAPR in Parchi e Riserve naturali

Divieto di ripresa per i SAPR nelle aree archeologiche

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Operare abusivamente con i droni: rischio denuncia penale art. 348

Esercizio abusivo della professione nel volo illegale con i droni

È di ieri la notizia, rilanciata dal sito internet livesicilia.it edizione di Catania, che un uomo in procinto di effettuare riprese con un SAPR è stato fermato da agenti della Polizia di Stato che gli hanno contestato l'esercizio abusivo della professione ai sensi dell'art. 348 c.p. (Codice Penale), oltre naturalmente a quanto previsto dal Regolamento ENAC e dal codice della navigazione per chi opera in assenza delle dovute autorizzazioni.

L'operatore si accingeva infatti a far volare un drone, secondo l'articolo, di 1,5 Kg, quindi un APR che richiede il possesso dell'attestato Mc/Vl di tipo CRO e la registrazione del mezzo per lo scenario urbano S1: tutti elementi che al controllo delle forze dell'ordine sono risultati assenti.

È già noto come operare con un SAPR in modo abusivo o comunque senza rispettare le prescrizioni previste dal Regolamento ENAC, possa portare a multe amministrative molto salate, nell'ordine di decine di migliaia di euro. Abbiamo già scritto a proposito dell'applicabilità dell'art. 26 del Testo unico in materia di sicurezza sul lavoro che impone al datore di lavoro, ovvero al committente, di verificare che il lavoratore autonomo sia in possesso dei requisiti tecnico-professionali per poter operare.

Non è noto il prontuario per le Forze dell'Ordine versione 2 che illustrano le modalità operative e le contestazioni da fare nei controlli su chi opera con un APR. Quello che sappiamo è che in questo caso è stato contestata la violazione dell'art. 348 c.p. che recita:

Articolo 348 Codice penale (R.D. 19 ottobre 1930, n.1398 e successive modifiche Legge 13 gennaio 2018)

Abusivo esercizio di una professione

Chiunque abusivamente esercita una professione, per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato [2229], è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni con la multa da euro diecimila a euro cinquantamila.
La condanna comporta la pubblicazione della sentenza e la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e, nel caso in cui il soggetto che ha commesso il reato eserciti regolarmente una professione o attività, la trasmissione della sentenza medesima al competente Ordine, albo o registro ai fini dell'applicazione dell'interdizione da uno a tre anni dalla professione o attività regolarmente esercitata.
Si applica la pena della reclusione da uno a cinque anni e della multa da euro 15.000 a euro 75.000 nei confronti del professionista che ha determinato altri a commettere il reato di cui al primo comma ovvero ha diretto l'attività delle persone che sono concorse nel reato medesimo.

Sarà interessante capire se il giudice applicherà, e in quale misura, le pene previste per questo articolo: non ricordiamo infatti una contestazione simile per aver operato abusivamente con un drone in precedenza. Questo nuovo evento deve spingere ancora di più a comprendere l'importanza del rispetto della legalità, che vuol dire in primis il rispetto della sicurezza di tutti i cittadini.

Operare abusivamente con un drone di classe Mc/Vl richiede infatti la costituzione di un'area delle operazioni, recintata e inaccessibile a persone estranee alle operazioni (e quanti matrimoni vediamo che non rispettano questa prescrizione imposta dal Regolamento ENAC?), condizioni meteo favorevoli determinate dallo scenario S1 e l'uso di particolari accorgimento per la sicurezza, non da ultimo il cavo di vincolo. In situazioni del genere sarebbe bene inoltre essere coadiuvati da un tecnico impiegato per la verifica del rispetto dell'area delle operazioni e relativa area di buffer.

Ci si chiede, dal momento che sono diversi anni che esiste la speciale categoria degli APR con MTOM al decollo di 0,3 Kg considerati inoffensivi che si possono pilotare senza patente e che non necessitano della costituzione di un'area delle operazioni, per qual motivo si continui nell'uso spregiudicato e illegale di droni di classe superiore a dispetto della legalità.

Per questo la nostra azienda, grazie alla vasta flotta a nostra disposizione, ha da sempre affiancato ai droni di classe superiore anche i cosiddetti "trecentini", che ci hanno permesso di effettuare riprese matrimoniali nel centro di Roma, nel pieno rispetto delle regole e delle leggi e senza mai ricevere un diniego da parte della Prefettura competente per l'autorizzazione al volo nella R34 che copre l'area centrale della capitale.

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DJI Marketplace: come cambia con il Mavic 2

DJI Mavic 2 Pro

L’arrivo del Mavic 2 nelle versioni Zoom e Pro aggiorna e modifica il marketplace della casa produttrice DJI. Scopriamo dunque come cambia il mercato anche rispetto alle potenzialità operative di tipo professionale dei vari modelli di drone.

Partiamo da questa semplice infografica per osservare il collocamento nella fascia di prezzo dei vari modelli: si parte dagli attuali €499,00 per lo Spark con radiocomando fino ad arrivare ai €3.399 dell’Inspire 2 (senza gimbal). Oltre l’Inspire ci sono la serie Matrice e l’Aeroscope.

New DJI market
Il nuovo mercato DJI dopo l’arrivo del Mavic 2: dallo Spark all’Inspire 2

Possiamo dire che Spark e Mavic Air appartengono alla classe Consumer, cui retrocede anche la prima serie del Mavic, le serie Mavic 2 e Phantom 4 alla classe Prosumer, l’Inspire alla Professional, Matrice e Aeroscope alla classe Enterprise.

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Divieto di ripresa per i SAPR nelle aree archeologiche

Capo di Pula

La cultura è il massimo tesoro che l'Italia custodisce a beneficio dei posteri. Da sempre crocevia di culture per la sua posizione geografica al centro del Vecchio Mondo, la quantità e la qualità di patrimonio che il nostro Paese può vantare ha pochi eguali. È talmente grande l'ammirazione che proviamo per le "antiche ruine" che una foto è d'obbligo, per ricordo del nostro giro turistico.

Cosa migliore dunque che farsi un bel selfie davanti ad un magnifico tempio con il nostro Spark 300ino? Siamo operatori autorizzati, perfettamente in regola, quindi è tutto a posto. Nemmeno per sogno!

In questo caso non è tanto la possibilità di volo con SAPR (ma bisogna ricordare che un sito archeologico, in quanto generalmente aperto al pubblico, prevede delle persone in visita e dunque si pone come operazione CRO per SAPR con MTOM > 0,3Kg: in questo caso l'area di buffer diventa occupazione del sito e va preventivamente approvata), ma la possibilità di effettuare riprese con il proprio SAPR. Tutto parte dalla ben nota, per gli addetti ai lavori, Legge Ronchey: nonostante sia oggi abrogata, nella sostanza è stata recepita dal successivo Decreto Legislativo 22 gennaio 2004 n. 42, noto come Codice dei beni culturali e del paesaggio. L'art. 107 del suddetto DL recita:

Il Ministero, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali possono consentire la riproduzione nonché l’uso strumentale e precario dei beni culturali che abbiano in consegna

In via di principio si può determinare questa distinzione, in vigore presso quasi tutti gli Enti e Comuni: se scatti la foto con i piedi per terra, con apparecchiatura non professionale (quindi uno smartphone o una semplice macchina fotografica senza treppiede) e la destinazione di quelle foto è il desktop del tuo PC o un tuo album personale, ovvero con spirito di liberalità e senza alcun guadagno, nessun problema. Ma se scatti quella foto con apparecchiatura professionale, e un SAPR è per definizione un apparecchio professionale, incorri nella violazione della legge. La questione dell'utilizzazione economica è stata ribadita anche dalla Corte d'Appello di Roma che ha richiamato l'art. 13 della Legge sul Diritto d'Autore ed è poi entrata nel Decreto Franceschini del 2014 con l'emendamento al comma 3 che ha introdotto il concetto del "fair use", in qualche modo la "libertà di panorama", ovvero liberi utilizzi di scorci, edifici e monumenti

Per finalità di studio, ricerca, libera manifestazione del pensiero o espressione creativa, promozione della conoscenza culturale.

Almeno sono salvi tutti quegli album di Flickr, Instagram, Pinterest, Facebook o siti personali che in qualche modo, seppur tacitamente tollerati, fino al 2014 erano passibili di multa per violazione della legge. È bene comunque ricordare che quando nel sito sono presenti installazioni moderne considerate artistiche (ad es. l'illuminazione notturna dei Fori Imperiali, per non parlare delle sculture), la loro riproducibilità è coperta dal diritto d'autore (R.D. n. 633 del 1941 e articolo 2575 del Codice Civile) di chi ha realizzato l'installazione.

A chiarire ulteriormente il dettato legislativo è intervenuto il Ministero stesso con una FAQ:

Si può riprodurre un’opera d’arte caduta in pubblico dominio appartenente al patrimonio dello Stato (es. conservata in un istituto o museo statale o che si trova collocata in luogo pubblico)?
In via di principio l’opera caduta in pubblico dominio è liberamente utilizzabile senza autorizzazione e senza dover corrispondere compensi per diritto d’autore, purché si tratti di opera originale. Tuttavia qualora l’opera sia un bene culturale ossia avente più di cinquant’anni e di interesse culturale che si trovi in consegna nei musei o negli altri luoghi della cultura (art. 10 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, D. Lgs. 42/2004), la sopra richiamata disciplina va integrata con quanto stabilito dal D.Lgs. 42/2004, cit., art. 107 , 108, 109., in materia di ”Uso strumentale e precario e riproduzione di beni culturali”.
Tali beni possono essere infatti riprodotti ai sensi e con i limiti previsti dagli articoli sopra richiamati (autorizzazione da parte dell’amministrazione consegnataria e pagamento di un canone, salvo che la riproduzione non sia chiesta per scopi personali o didattici e non commerciali).
La normativa richiamata è disponibile al sito www.librari.beniculturali.it, “Normativa e Circolari”.

Quindi, tranne per i siti archeologici dove sia previsto un espresso divieto di sorvolo, non viene tanto vietata la possibilità di fotografare da amatore il bene culturale, sempre possibile per un turista, ma la possibilità di effettuare fotografie professionali, che hanno sempre una presunta finalità commerciale.

Si dispone dunque non tanto il divieto assoluto di ripresa, ma la necessità di richiedere apposita autorizzazione e pagare il rispettivo canone (ove previsto), che per dispositivo di legge viene stabilito da ogni singolo ufficio territoriale e quindi varia da sito a sito. Questo perché è probabile che l'ente gestore, magari una società privata che ha in concessione il bene culturale, tragga vantaggio economico dalla gestione del sito/monumento (dal momento che investe del denaro), e avendo il diritto di farlo in maniera esclusiva la tua operazione professionale potrebbe porsi in conflitto con questo principio.

Questo principio per dettato legislativo si applica esclusivamente a quei beni che siano in concessione a Stato, a regioni e ad altri enti pubblici territoriali, mentre non riguardano quanto custodito da cittadini privati (e privi del bollino di pubblico interesse), salvo che per questi ultimi si entra nella sfera della privacy, dovendo in tal caso scattare una foto all'interno di proprietà altrui.

Chiunque voglia pertanto effettuare riprese di siti archeologici con SAPR, è soggetto a richiedere espressa autorizzazione dell'ufficio che ha in gestione il bene, per definizione la Soprintendenza, e al pagamento del rispettivo canone che la medesima stabilisce per quello specifico caso secondo il tariffario dalla medesima pubblicato.

Diverso è il caso di siti archeologici ritenuti di non rilevante interesse, quindi non soggetti a sfruttamento economico: si tratta spesso e volentieri di monumenti isolati, non recintati e non sfruttati economicamente, visibili lontano da percorsi carrabili, magari all'interno di boschi e aree naturali. Quando tale monumento non ricada in un'area parco o riserva naturale ove viga il divieto di sorvolo, o in altra area con divieto di sorvolo per altri motivi, la sua riproduzione è da considerarsi libera anche con SAPR.

Cercando nei siti internet di riferimento, molti uffici mettono a disposizione moduli appositi per l'effettuazione di riprese fotografiche. Nel caso degli Scavi Archeologici di Pompei, la Soprintendenza ha messo a disposizione anche un apposito modulo per riprese a mezzo SAPR.

Qualche esempio

Modulo richiesta autorizzazione riprese fotografiche della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Etruria meridionale

Riproduzione e uso di immagini di beni culturali di proprietà della Regione autonoma Valle d'Aosta

Modulistica per l’utilizzo di immagini - Parco Archeologico di Pompei

FAQ sul diritto d'autore del MiBAC DGBID (PDF)

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Nota in merito alle elucubrazioni sui SAPR da 0,3 Kg

ENAC: droni da 0,3Kg o 300 grammi?

Recentemente sono apparse in rete alcune elucubrazioni, delle "provocazioni" del tutto gratuite e fuorvianti, in merito al peso dei SAPR considerati inoffensivi e pertanto in grado di operare in tutti gli scenari operativi come fossero non-critici.

Tale idea, già espressa in passato, nasce dall'idea di considerare i 0,3 Kg espressi nel Regolamento sui Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto emanato da ENAC come un arrotondamento al decimale intero, un arrotondamento che significherebbe che ogni SAPR compreso tra 0,250 Kg e 0,349 Kg andrebbe considerato come un SAPR da 0,3 Kg. Tale pratica deriverebbe dall'uso in campo ingegneristico di pesare la massa degli oggetti in milligrammi, arrotondando ove necessario all'unità secondo lo standard matematico.

Secondo questo ragionamento, nel Regolamento sarebbe contenuta una scappatoia per usare droni come il DJI Spark senza alleggerimento, dal momento che lo Spark con paraeliche originali pesa 0,338 Kg, quindi arrotondato secondo il sistema matematico al decimale intero si parla appunto di 0,3 Kg: in effetti nessuna parte del Regolamento parla esplicitamente di 0,300 chilogrammi esatti, pertanto sarebbe possibile infilarsi in questo buco normativo e risparmiarsi i soldi e la pena di modificare il drone.

Per prima cosa, bisogna sempre ricordare che la massa di un APR va considerata in base alla sicurezza da impatto: affinché il drone sia inoffensivo, deve garantire un impatto con energia cinetica massima di 80 joule. Tale energia è il combinato disposto di una serie di fattori tra i quali la velocità massima del mezzo, i materiali con caratteristiche di assorbimento di energia e naturalmente la massa dell'oggetto stesso. Operare con un SAPR da 349 grammi significa introdurre oltre il 15% di massa in più rispetto ad un SAPR da 300 grammi: questo significa in primis aumentare la pericolosità dell'operazione che si svolge al verificarsi di un possibile incidente.

Ignoranza o "furbizia"?

Da parte nostra, in quanto operatori SAPR fin dal 2015, ci preme sgombrare il campo da ogni dubbio espresso da alcuni individui sui quali non è dato stabilire se trattasi di ignoranza o "furbizia".

La dicitura 300 grammi appare eccome nei documenti ENAC fin dal lontano 2015, precisamente nel documento ufficiale Lettera 136156/CRT del 29 dicembre 2015 - Regolamento "Mezzi aerei a pilotaggio remoto" - Chiarimenti.

Tali chiarimenti furono rilasciati da ENAC all'indomani dell'Ed. 2 del Regolamento SAPR, in merito all'Opinion di EASA sugli APR inoffensivi, che EASA equipara alla FAA alla massa di 250 gr. ENAC decideva di

mantenere il peso di 300 g con la previsione aggiuntiva di dispositivi di protezione delle parti rotanti

Elucubrare sui Regolamenti senza conoscerli è pericoloso e irrispettoso per tutti gli utenti e le aziende che vogliono operare nella legalità in un mercato purtroppo ancora fortemente dominato dall'illegalità.

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